Hall of Fame
Meazza, la favola di Pepin
17.01.2012
Tags: centravanti, Inter, Meazza, Nazionale, stadio
«Grandi giocatori esistevano al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario». Così l’indimenticato Gianni Brera definiva uno tra i più grandi giocatori italiani che il nostro campionato abbia mai avuto l’onore di ospitare.
Bandiera dell’Inter, Giuseppe “Pepin” Meazza nacque a Milano nel 1910.
Scoperto per caso da un osservatore dell’Inter, debuttò in A a 18 anni. A 20 era già in Nazionale, con cui segnò 33 gol in 53 partite e con cui, soprattutto, fu per due volte campione del mondo, nel 1934 e nel 1938.
Con l’Inter invece vinse due campionati, nel 1929-30 e nel 1937-38, ed una Coppa Italia nel 1938-39; per tre volte fu capocannoniere del nostro campionato, in cui, assieme alle coppe, segnò caterve di reti (più di 300), risultando uno dei bomber più prolifici della sua epoca.
La sua infinita classe gli consentiva di ricoprire qualunque ruolo del reparto offensivo: centravanti o interno, Meazza poteva giocare dappertutto, poiché il suo smisurato talento tutto gli consentiva.
Una volta ritiratosi divenne giornalista e poi allenatore: Pro Patria, Inter e Nazionale nel biennio 1952-53. Vanta anche il primato di essere stato il primo allenatore italiano ad aver guidato una squadra straniera, il Besiktas (Turchia), nel 1949.
In panchina tuttavia non raggiunse mai i livelli ed i successi conseguiti da calciatore.
Fuori dal campo amava godersi la vita e i piaceri che questa poteva offrirgli: giocatore d’azzardo, gran tombeur-de-femmes, perfetto sulla pista da ballo, testa sempre lucida di brillantina, era l’idolo della Milano bene, capace di coricarsi la domenica all’alba e di segnare poi, nel pomeriggio seguente, due o tre gol, decidendo da solo le partite.
Morì nel 1979, pianto dai tanti che, avendolo visto giocare, non potevano scordare le imprese da lui compiute e i sogni che assieme a lui avevano vissuto.
A lui è dedicato lo stadio di Milan e Inter, a San Siro.
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