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Messi, una Pulce di fuoriclasse

Messi, una Pulce di fuoriclasse

21.07.2010

Tags: Argentina, Barcellona, Champions League, Liga, Lionel Messi, Mondiali, Olimpiadi

Pallone d’Oro e Fifa World Player 2009, Lionel Messi è forse il giocatore più forte al mondo: di certo nelle ultime due stagioni è stato il più continuo e spettacolare. E questo a dispetto di un fisico non certo eccezionale: Leo è alto ufficialmente 169 centimetri (in realtà c’è chi sostiene siano meno) e soprattutto da giovane ha avuto seri problemi all’ormone della crescita. A pagargli le cure è stato il Barcellona, club in cui arriva nel 2000, direttamente dall’Argentina.
La “Pulga” (pulce in spagnolo), come Messi è soprannominato, sopperisce ai suoi limiti fisici con una tecnica sopraffina: a detta di Maradona, suo coach nell’Argentina, nessun giocatore può vantare il controllo palla di Leo (“È come se il pallone gli restasse incollato al piede” ha dichiarato Diego). Mancino, Lionel è capace di rapidissimi cambi di direzione in movimento e di grandi accelerazioni; può svariare su entrambe le fasce del campo e ha doti non comuni di uomo goal (nella sola stagione 2009/10 ha segnato 47 reti) e di assist man. 
Leo inizia a giocare a calcio all’età di otto anni. Ben presto entra a far parte delle giovanili della squadra argentina dei Newell's Old Boys, dove milita cinque anni. Nel 2000, dopo aver firmato il suo primo contratto su un tovagliolo di carta in una caffetteria, approda in Europa alla corte del Barcellona.
Quattro anni dopo debutta con la prima squadra azulgrana. È nel 2005, però, che comincia a costruirsi una buona reputazione. Oltre a segnare i primi goal con il Barca, infatti, trascina l’Argentina Under 20 alla conquista del Mondiale di categoria, con sei centri in sette partite. La stagione 2005/06 gli riserva altre soddisfazioni: è decisivo infatti sia in campionato (nella partita di Madrid contro il Real) sia in Champions League, a Londra contro il Chelsea. Il Barcellona vince entrambe le competizioni, grazie anche alla sua intesa con Ronaldinho.
Diventa sempre più difficile rinunciare alle sue prestazioni e infatti dal 2006/07 è stabilmente titolare. Vittima di un infortunio che lo tiene lontano dai campi da gioco per tre mesi, rientra in tempo per El Clásico: segna una tripletta, permettendo ai compagni di pareggiare nonostante l’inferiorità numerica. Sono 11 i centri nelle ultime 13 partite di campionato: nonostante ciò, il Barca non riesce a replicare i successi della stagione precedente.
Raccoglie poi un secondo posto con la maglia dell’Argentina in Coppa America.
L’anno dopo, quando si toglie la soddisfazione di vincere il titolo olimpico a Pechino con la Nazionale Under 23, la sua maturazione può considerarsi completa: per molti è l’erede naturale di Maradona.
La sua stella offusca ormai quella di Ronnie che nell’estate 2008 è “costretto” ad accettare il trasferimento al Milan. Per Lionel è l’inizio di una stagione trionfale: a suon di goal (24 in campionato e 9 nella massima competizione continentale per club), vince il titolo spagnolo e la sua seconda Champions League. Successi che gli valgono anche il Pallone d’Oro e il Fifa World Player.
Sempre nel 2009 conquista la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale (è lui a decidere la finale).
Quest’anno (2010) si deve “accontentare” del campionato spagnolo e di una semifinale di Champions League, competizione in cui comunque stupisce il mondo segnando quattro goal nel match di ritorno dei quarti di finale contro l’Arsenal.


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