Hall of Fame
Alfredo Binda, il Signore della Montagna
23.11.2011
Tags: Alfredo Binda, Campionato del mondo, Giro d'Italia
Classe 1902, Alfredo Binda ha affascinato l’immaginario collettivo nell’età critica di uno sport che iniziava a diventare professionistico, pur mantenendo ancora tratti pionieristici: strade dissestate, materiali primitivi (le bici pesavano una dozzina di chili, per cambiare rapporto occorreva fermarsi), sistemi di preparazione sommari e regolamenti rigidi (nessuna assistenza dall’ammiraglia: gli atleti dovevano riparare da soli qualsiasi guaio meccanico, pena la squalifica).
Oggi Binda è considerato uno dei cinque più forti corridori di tutti i tempi. Si è distinto per le strabilianti vittorie degli anni Venti e Trenta e per il ruolo di commissario tecnico di Coppi e Bartali trionfatori in Francia.
Alfredo Binda, il Signore della Montagna, è anche l’uomo dei record. Ha vinto ben 5 Giri d'Italia, eguagliato solo da Fausto Coppi ed Eddy Merckx, ed è il campione che ha conquistato più tappe in un Giro (12 su 15 nel '27). Nel 1929 si è aggiudicato ben 8 tappe consecutive.
A causa della sua manifesta superiorità, nel 1930 è stato pagato dagli organizzatori per non partecipare al Giro, ottenendo 22.500 lire, una cifra corrispondente al premio per la vittoria finale e ad alcune vittorie di tappa. Nel 1933 vince la prima cronometro della storia del Giro: 62 km da Bologna a Ferrara. Il suo ricco palmares comprende anche 3 Campionati del mondo (record), 2 Milano-Sanremo, 4 Giri di Lombardia e 4 Campionati italiani.
D’inverno si recava oltreoceano per disputare le remunerative “sei giorni” nordamericane: negli Usa era una star. Correva con lucidità, classe ed eleganza: i francesi lo chiamavano “La Gioconda”, perché era bello come il capolavoro del Louvre. Programmava meticolosamente gli obiettivi e raramente li mancava. Ha disputato un solo Tour de France, corsa che non rientrava nei piani della sua squadra, la Legnano.
Binda ha interrotto l'attività agonistica nel 1936, a causa di un incidente che gli ha provocato la frattura del femore. Intraprende la carriera di commissario tecnico della Nazionale italiana, ruolo che ha svolto per ben dodici anni, conquistando fama e successi: ha guidato le trionfali spedizioni alla Grande Boucle con Bartali nel 1948, Coppi nel 1949 e 1952, e Nencini nel 1960. La sua riconosciuta abilità tecnica e diplomatica è stata alla base dell'accordo fra Bartali e Coppi per il massimo rendimento della squadra.
È stato un fenomeno di caratura assoluta, amato in Italia e all’estero. Dopo la morte, avvenuta nel 1986, il suo ricordo è mantenuto vivo dal Museo, voluto dall'amministrazione comunale di Cittiglio e dalla famiglia, e da varie iniziative che continuano a essere organizzate in suo onore.
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