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Confortola, il sopravvissuto

Confortola, il sopravvissuto

21.07.2010

Tags: alpinismo, Everest, K2, libro, Marco Confortola

Classe 1971, cresciuto in Valfurva, “il mio paradiso” come ama ripetere, Marco Confortola è uno dei più famosi alpinisti estremi italiani.
Incoraggiato dal padre, Marco si appassiona già da adolescente alla montagna. A 19 anni diventa la più giovane aspirante guida alpina italiana mentre a 22 è guida alpina internazionale: in entrambi i casi, si tratta di record di precocità, che mantiene per alcuni anni.
Tra le sue imprese più belle meritano una citazione l’ascesa al monte Everest dal versante nord nel 2004 (Confortola è il primo valtellinese nella storia a riuscirvi), la conquista della cima principale dello Shisha Pangma (2006) e la salita veloce al Cho Oyu, sesta vetta al mondo per altitudine (in sole 26 ore compie il tragitto campo base - cima - campo base) nel 2007.
L’anno successivo, a maggio, partecipa alla spedizione Share Everest: insieme con altri alpinisti italiani, Marco colloca sul colle sud dell’Everest, a circa 8.000 metri di altezza sul livello del mare, una stazione meteorologica.
A luglio parte per conquistare il K2: questa spedizione sarà ricordata per essere una delle più sanguinose nella storia dell’alpinismo. Ben 11 scalatori, infatti, perdono la vita. Confortola stesso rischia di morire: dopo una notte in cui è costretto a bivaccare in una buca a 8.300 metri d’altitudine, viene tratto in salvo dai soccorritori. Causa congelamento, perde comunque tutte le dita dei piedi.
Su questa tragica esperienza, Marco scrive il libro “Giorni di Ghiaccio”, che fa molto discutere in quanto alcuni ritengono poco credibile la ricostruzione dei fatti da lui proposta.
Nonostante le obiettive difficoltà legate alla sua nuova condizione, Confortola continua a coltivare la passione per l’alpinismo: in un’intervista ha dichiarato anche di voler tornare sul K2.
Intanto nel mese di maggio 2010 ha tentato di scalare nuovamente l’Everest: a causa delle cattive condizioni climatiche, ha dovuto rinunciare all’impresa, fermandosi comunque al campo quattro.


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