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Diemberger, un operatore in alta quota

Diemberger, un operatore in alta quota

26.08.2011

Tags: film, Kurt Diemberger, Ottomila, riprese

Ormai ottantenne (è nato nel 1932), l’austriaco Kurt Diemberger è un alpinista rispettato in tutto il mondo: in particolare è noto per aver scalato in prima assoluta due Ottomila.
La prima impresa firmata da Kurt risale al 1956: superando una pericolosa cornice ghiacciata che sporge dalla vetta, completa l’ascesa al Gran Zebrù lungo la parete Nord della montagna. Nello stesso anno apre una via alternativa sulla parete Est del Monte Rosa.
Nel 1957 Diemberger conquista il suo primo Ottomila: il Broad Peak, al confine tra Cina e Pakistan. Lo fa senza avvalersi del supporto di sherpa e senza ricorrere a bombole d’ossigeno. Pochi giorni dopo, in compagnia di Buhl che lo ha affiancato anche nella precedente spedizione, affronta il Chogolisa: l’ascesa finisce in tragedia, in quanto il compagno viene sorpreso dal crollo di una cornice nevosa. Alcuni ritengono Diemberger responsabile della morte dell’amico.
Nel 1960, superato lo stato di shock, Kurt raggiunge la vetta del Dhaulagiri: è il suo secondo Ottomila.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta Diemberger partecipa ad altre spedizioni in Himalaya: nello stesso periodo, dopo aver incontrato Mario Allegri, ex compagno di spedizione di Walter Bonatti, comincia a coltivare la sua passione di documentarista. Pian piano si specializza nelle riprese in alta quota, diventando un maestro: tra le sue produzioni più belle va sicuramente annoverato il filmato relativo alla spedizione francese sull’Everest del 1978.
In questo stesso anno Kurt affronta con successo altri due Ottomila: nell’ordine Makalu e Gasherbrum II.
La carriera di alpinista di Diemberger è segnata da una nuova tragedia nel 1986: la spedizione al K2, già tentata senza successo nel 1984, è fatale alla compagna di Kurt, Julie Tullis, e ad altri tre alpinisti. Lo stesso Diemberger si salva per miracolo: è comunque costretto a subire l’amputazione di alcune falangi della mano destra e dei piedi.
Su questa tragica esperienza Diemberger realizza un film “K2: sogno e destino”: nel 1989, con questa opera vince il premio Genziana d’Oro al Festival Internazionale Film della Montagna di Trento.


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