Itinerari

Friuli Venezia Giulia > La Val Rosandra

Friuli Venezia Giulia > La Val Rosandra

05.02.2010

Tags: cascata, Friuli Venezia Giulia, montagna, nord, Slovenia, torrente

In territorio triestino, al confine con la Slovenia, sorge la Val Rosandra: prende il nome dal torrente che sgorga appena oltre frontiera per poi scorrere interamente nell’area di San Dorligo della Valle. La vallata è di grande interesse storico e naturalistico: era infatti abitata già nel Neolitico ed è caratterizzata da una serie di grotte, note come Grotte delle Finestre, che si aprono sul fianco della montagna, probabilmente usate nell’antichità come magazzini o rifugi di fortuna.
Uno dei sentieri più battuti dagli escursionisti è quello che parte da Bagnoli-Boljunec e, in un’ora di cammino circa, arriva a Botazzo, sul confine. Il punto di partenza è rappresentato dal parcheggio del teatro Preseren, a Bagnoli, una frazione chiusa tra il Monte Carso e Monte San Michele, che si colloca all’inizio della vallata.
Dopo un kilometro di cammino, passato anche l’abitato di Bagnoli Superiore, si arriva al rifugio Premuda, situato a soli 82 metri sul livello del mare. È qui che la strada comincia a salire, sia pure blandamente: si risale infatti la valle sul versante sinistro. Il sentiero è stretto, con alcuni tratti che richiedono attenzione, in quanto a strapiombo. Proseguendo verso l’interno si arriva alla chiesetta di Santa Maria in Siaris, che leggenda vuole essere stata fatta costruire da Carlo Magno, che qui avrebbe voluto essere sepolto. A questo santuario, in segno di penitenza, dovevano recarsi scalzi i bestemmiatori. Lungo il cammino è poi possibile scorgere le rovine dell’acquedotto romano che riforniva di acqua la zona.
Dopo un tratto in falsopiano che segue il corso del Rosandra, la strada si impenna: superati un paio di curve e alcuni ghiaioni, si arriva a un bivio, dove si prende a destra. Il panorama che si apre agli escursionisti è magnifico: si può infatti ammirare una cascata, alta 80 metri, che segna anche un cambio geologico, nel senso che si passa da un terreno, impermeabile, a flisch a una zona calcarea. È il tratto più difficile dell’itinerario, con cenge e ghiaioni. Il passaggio si fa poi più ricco di vegetazione, con l’acqua che scorre in superficie. Dopo una breve discesa, si arriva al torrente e lo si attraversa su un ponte all’altezza della confluenza con il rio Griza. A questo punto, mantenendo la destra, si arriva al borgo di Botazzo, dove la strada termina: qui si trovano un paio di abitazioni, una trattoria e l'ex valico per la Slovenia.


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