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Tennis

Come prepararsi a un match

Prima di affrontare al meglio delle sue possibilità l’avversario, un tennista deve prepararsi dal punto di vista mentale, tattico e fisico.

In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, un errore che molti giocatori (soprattutto amatoriali) compiono è quello di sottovalutare l’importanza del riscaldamento: questo perché sono convinti che i primissimi game di un match non siano così determinanti ai fini del risultato finale. In realtà è “pericoloso” considerare gli scambi iniziali come una sorta di “warm-up”: soprattutto quando si gioca su superfici veloci, in particolare il cemento (con i punti che si risolvono in pochissimi scambi) e quando si affronta un giocatore molto solido dal punto di vista psicologico, il rischio è quello di regalare game fondamentali ai fini della vittoria del set. Per quanto riguarda il riscaldamento pre-match, le differenze tra giocatori professionisti e amatori sono notevoli. Nel caso di un torneo vero e proprio, l’organizzazione mette spesso a disposizione dei tennisti che si apprestano a scendere in campo uno spazio per il training: qui, per 30-60 minuti, gli atleti possono eseguire alcuni scambi, così da calibrare i propri colpi. Nel caso dei piccoli club, invece, molto spesso questa possibilità non esiste. La fase di preparazione fisica al match include sicuramente anche una decina di minuti di jogging, condizioni meteo permettendo. L’attività di jogging può essere seguita da varianti della corsa: a ginocchia alte, calciata dietro e laterale, in quest’ultimo caso per prendere confidenza con i movimenti che il tennista eseguirà nel corso della partita. Importante è effettuare anche una serie di scatti, sia lungo il lato breve del campo sia dalla linea di fondo verso la rete. A completare il riscaldamento sono esercizi di stretching che interessano i gruppi muscolari che saranno più sollecitati in partita: quindi bicipiti e tricipiti (braccia), deltoidi, pettorali, glutei, femorali (parte anteriore della gamba) e ischiocrurali (parte inferiore della gamba). L’importante è che questi esercizi siano svolti con gradualità, con l’obiettivo di stimolare la contrazione muscolare.

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