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Trekking

La scala di difficoltà dei percorsi

Fare trekking in montagna è divertente ammesso che si abbia l’accortezza di scegliere il percorso più adatto alle proprie capacità e alla propria esperienza. Per aiutare gli escursionisti, il CAI, Club Alpino Italiano, ha definito una scala di difficoltà: i gradi previsti sono cinque, T, E, EE, EEA e EEAG.

Gli itinerari di tipo T (turistici) si sviluppano su strade forestali, sterrate o facili “mulattiere” sempre ben tracciate e segnalate. Per affrontarli non è necessario indossare gli scarponi: spesso è sufficiente una scarpa sportiva.

I percorsi E (escursionistici) sono più complessi: innanzitutto il fondo è sconnesso, i segnali non sono sempre presenti e possono essere previsti anche tratti fuori pista. Il dislivello medio si aggira sui 500 metri. Per affrontare itinerari di questo tipo bisogna avere un discreto grado di allenamento, indossare un abbigliamento adeguato e possedere una discreta capacità di orientamento.

Riservati agli esperti sono i percorsi contrassegnati come EE (escursionistico per esperti) e EEA (escursionistico per esperti attrezzati). In entrambi i casi si parla di itinerari che presentano anche tratti pericolosi, come possono essere ghiaioni, sentieri a strapiombo o ripidi pendii. La differenza principale è che nel caso dei percorsi EEA il trekker deve utilizzare una specifica attrezzatura da ferrata: cordini, casco, imbracatura. Il grado di difficoltà maggiore individuato dal CAI rimane l’EEAG: anche in questo caso l’itinerario è riservato agli escursionisti esperti e ben attrezzati. L’equipaggiamento, però, deve essere tale da consentire anche l’attraversamento di tratti ghiacciati: è necessario quindi portare con sé corda, piccozza e ramponi.

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